lunedì 23 aprile 2012

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2012



La Doyenne 2012 parla kazako, vittoria di Iglinsky ma che emozioni con Nibali!

ANS (Belgio, 22/04/2012) – Un chilometro, mille fottuti metri, ecco quello che è mancato a Vincenzo Nibali per coronare il sogno di una vita: vincere “La Doyenne”, la Liegi-Bastogne-Liegi. Complimenti al kazako Maxim Iglinsky (Astana), che grazie ad una potentissima azione nata sulla cote di Saint-Nicolas (la cote degli italiani) ha prima staccato il favoritissimo Purito Rodriguez (Katusha), poi rosicchiato il distacco che lo separava dal leader della corsa, piombandoli addosso, per infine agganciarlo e impietosamente staccarlo sotto la bandiera rossa, proprio mentre la coppia di sfidanti passava davanti ad un maxi tricolore, sventolato da uno dei tanti figli di emigrati italiani in Belgio. 
Il capitano della Liquiguas, ha provato a prendere la ruota di Iglinsky, ma il kazako, che nel finale aveva più benzina in corpo è scappato via, vincendo per distacco la 98a edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, decana delle classiche del Nord. Cosi alle spalle di un Iglinsky opportunista e prepotente, è arrivato il commovente siciliano Vincenzo Nibali (Liquigas-Cannondale), secondo ma protagonista di un’azione magica nata sulla Roche aux Faucons: prima due stoccate in salita per fare selezione, e poi una in discesa per tentare il colpo da campione che purtroppo è costato tanta energia: "Purtroppo c'era molto vento sul Saint Nicolas e ho faticato tanto. Peccato, mi è mancata la gamba" commenterà a caldo Nibali, con lo sguardo gonfio da stanchezza e lacrime appena asciutte.

“Ho fatto una bella azione, ho corso veramente bene. Ho cercato di fare qualcosa di speciale. A volte riesce, a volte no. È mancato veramente poco per la vittoria. C’era Rachele, la mia ragazza, e volevo questo successo anche per lei. Va anche detto che non ero mai andato così vicino al colpo grosso in una classica monumento. E alla Liegi, come miglior piazzamento, avevo ottenuto un 8° posto lo scorso anno. Pensare che nel 2005, al mio debutto, ero arrivato ultimo. Pazienza, ma non è finita qui. In futuro questa corsa sarà mia”. E questa frase la dice lunga sul carattere campione messinese. 

Nibali pero' non deve darsi colpa perché la sua azione merita rispetto, specie al termine di una gara ventosa corsa nel freddo, a tratti sotto pioggia e grandine. Dopo un'ascensione della Redoute controllata dalla BMC di Philippe Gilbert (ancora una volta lontano dal cannibale del 2011), l'unico punto dove potere esaltare le sue caratteristiche era proprio la Roche aux Faucons. La mossa dello Squalo dello stretto è semplicemente stata tatticamente perfetta. Peccato che nessuno sia riuscito a seguirlo per darli il cambio fino al Saint-Nicolas, dove poi avrebbe potuto dare il colpo di grazia. Invece, Vincenzo ha dovuto fare una crono di 18km da solo, mentre dietro, Iglinsky poteva approfittare del lavoro degli altri inseguitori tra i quali Giblert, Rodriguez, Nocentini, Vandervert... e dei suoi compagni squadra Gasparotto (magnifico terzo ieri dopo la vittoria all'Amstel e l'ottima prestazione alla Freccia Vallone), e Kiserlovski.

Nibali ha emozionato i suoi tifosi e specialmente noi tutti emigrati e figli di emigrati in Vallonia. Si sa, purtroppo nello sport, non sempre vince il migliore o il più meritevole, e ieri meritava più di tutti Vincenzo Nibali. 
Possiamo scommettere che nelle prossime edizioni Nibali sarà di nuovo un grande protagonista di questa meravigliosa corsa, ma bisogna pure ammettere che questa è in parte un'occasione persa, perché non capiterà spesso che Evans non partecipi, che Valverde e Gilbert si presentino al via in queste condizioni, e che Purito accusi freddo e stanchezza per la vittoria alla Freccia. 

Benissimo anche gli altri italiani, oltre al terzo posto di Enrico Gasparotto, Michele Scarponi (sesto) e Rinaldo Nocentini (undicesimo e autore di un trittico delle Ardenne DOC con ottimi piazzamenti e come al solito sempre li a combattere) hanno chiuso nel gruppo dei migliori a 36'' di Iglingsky. Sfortunatissimo Damiano Cunego, per lui il bilancio con la sfortuna è severo: all'Amstel dove aveva le carte in regola per vince o puntare al podio, è caduto a 300 metri dal traguardo per una manovra scomposta di Iglinsky, e alla Liegi ha avuto un salto di catena ai piedi della Roche aux Faucons, e dire che mai come quest'anno lo avevo visto cosi in forma e sereno nell'affrontare le sue corse predilette.

©Nicolo’ Licata

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